Omeostasi

Mercoledì, 20 Novembre 2013 15:34

OMEOSTASI

L'omeostasi (dal greco ομέο-στάσις, stessa fissità: Omeo ( simile ) Stasi ( stabilità ), è la tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità interna delle proprietà chimico-fisiche che accomuna tutti gli organismi viventi, per i quali tale stato di equilibrio deve mantenersi nel tempo, anche al variare delle condizioni esterne, attraverso dei precisi meccanismi autoregolatori (Wikipedia ).

 
 

Per comprendere meglio il concetto un esempio può essere rappresentato dalla pressione sanguigna.

L'omeostasi è da considerare un "sistema"  basato sul meccanismo del Feedback ( positivo o negativo ) per mantenere il nostro corpo in equilibrio. È un sistema dinamico : significa che continuamente mette in atto i sui meccanismi per mantenerci in salute. Detto ciò passiamo ad esaminare cosa succede nel nostro corpo quando vi si presenta un qualsiasi stress.

Ogni stressor che perturba l'omeostasi richiama delle reazioni regolative che tentano di riportare l'equilibrio. Queste reazioni messe in atto sono state definite da Selye : Sindrome Generale di Adattamento.

 

Hans Selye identificò tre fasi :

Reazione di Allarme

Resistenza o Adattamento

Esaurimento

Che si succedono nell'organismo durante ogni reazione da stress e chiamò l'intera sequenza

General Adaptation Syndrome (G.A.S.) ovvero "sindrome generale di adattamento". 

Essa può svilupparsi secondo due modalità: 

reazione da stress acuta, di breve durata, consistente in una rapida fase di resistenza cui segue un quasi immediato e ben definito ritorno alla normalità reazione da stress prolungata (stress cronico), con una fase di resistenza che può durare da molti minuti a giorni, settimane, anni e, per qualcuno, tutta la vita. 

 

 

 

La risposta allo stress è un insieme di risposte a catena che coinvolgono : il Sistema Nervoso. il Sistema Endocrino, il Sistema Immunitario: agendo di conseguenza su tutto l'organismo. Si tratta di sistemi che operano in stretta interdipendenza, come la Psiconeuroimmunoendocrinologia ha dimostrato, sotto il controllo del Sistema Nervoso Centrale.

Determinante pare essere l'asse Ipotalamo - Ipofisi - Surrene ( HPA); mentre in condizioni di non stress l'attività dell'asse è organizzata in oscillazioni periodiche regolari, in condizioni di stress si verifica una ulteriore attivazione del sistema, in particolare, nella fase di resistenza della reazione.

Lo scopo di tutti questi cambiamenti è uno solo : mettere l'individuo nella migliore "condizione" di "combattimento o fuga" ( Fight or Flight ). Ovviamente, questo meccanismo di risposta riguarda tutti gli gli animali e serve egregiamente : senza stress non si sarebbe in grado di reagire efficacemente.

La risposta è condizionata da tre variabili : Stressor. Individuo, Ambiente in cui essi interagiscono.

 

  

Stressor

Esistono stressor fisici ( shock elettrico, freddo, ecc...), metabolici-biologici (riduzione dei livelli glicemici, infezione, intossicazione alimentare, ecc.), psicologici (una prova d'esame), psicosociali (trauma affettivo, perdita o lutto). Ciascuno di questi stressor, pur inducendo una generale attivazione dei meccanismi della risposta, è caratterizzato da una preferenziale stimolazione di uno o più sistemi (nervoso, endocrino o immunitario). Oltre alla natura dello stressor sono molto importanti anche l'intensità, la frequenza e la durata dello stimolo nel condizionare l'entità della risposta. Stressor troppo potenti, frequenti e prolungati sono in grado di superare la possibilità di resistenza dell'organismo e di iniziare un processo patologico. Un ultimo aspetto molto significativo dello stressor è rappresentato dal grado di novità, prevedibilità e soprattutto evitabilità dello stimolo. Se infatti si tratta di qualcosa di mai fronteggiato in precedenza o imprevedibile o inevitabile, induce una risposta più ampia di quella indotta da uno stimolo noto o al quale sia in grado di sottrarsi.

 

Individuo

È il terreno su cui lo stressor agisce ed è il risultato oltre ché del patrimonio genetico dell'individuo, anche di un processo detto di "imprinting psicobiologico" ossia la modificazione della reattività del soggetto a seguito della precedente esposizione a stressor di varia natura. In pratica sono determinanti, oltre all'età e al sesso dell'individuo, anche il livello di attività del sistema nervoso, immunitario ed il profilo di personalità.

 

Ambiente

Costituisce la terza importante componente della risposta di stress, rappresentando in un certo senso la sorgente degli stimoli stressogeni. Si intende sia l'ambiente esterno che quello interno. Il primo va considerato non solo nelle sue caratteristiche geoclimatiche, ma anche, più in generale, negli aspetti legati all'interazione sociale e all'occupazione. 

le ricerche di Selye e di altri scienziati hanno chiarito la complessa fisiologia delle tre fasi della Sindrome Generale di Adattamento. Le tre fasi sono : Allarme, Resistenza o Adattamento, Esaurimento.

 

Prima fase: allarme. 

E' la fase iniziale della reazione di stress in cui l'organismo chiama a raccolta tutte le sue risorse disponibili per l'azione immediata, soprattutto secernendo ormoni  in grado di provocare opportuni cambiamenti in determinate funzioni organiche. In questa fase avviene un'intensa produzione di adrenalina (catecolamine) e una rapida accelerazione del ritmo cardiaco. L'organismo percepisce, a livello consapevole o inconsapevole, uno stressor, ossia qualcosa di inaspettato, nuovo o insolito, in grado di rappresentare una difficoltà o un potenziale pericolo. Il fattore di stress può essere di natura psicologica , fisica  o biologica . Qualunque sia la causa, il processo biochimico della reazione da stress è il medesimo. L'ipotalamo provoca nell'organismo una serie di cambiamenti chimici ed elettrici. Controlla la maggior parte delle funzioni organiche indipendenti dalla volontà (temperatura corporea, frequenza cardiaca, bilancio idrico, respirazione, pressione sanguigna ecc.) ed è strettamente collegato col funzionamento del sistema endocrino, a cui è anche connesso strutturalmente costituendo la neuroipofisi (sistema neuroendocrino) e immunitario. Il suo compito è la conservazione dell'omeostasi (o equilibrio funzionale). In presenza di un fattore di stress, l'ipotalamo interviene tentando di conservare lo stato di normalità dell'organismo, agendo direttamente sul sistema nervoso autonomo e sull'apparato endocrino.

 

L'azione dell'ipotalamo produce tre effetti immediati: 

 

secrezione di ormoni specifici, cortisolo e, soprattutto, attraverso una via diretta cervello -- ghiandole surrenali ( nervi splancnici) del sistema nervoso ortosimpatico, adrenalina e nor-adrenalina (prodotte in quantità dieci volte superiore del normale; 

 

sempre tramite il sistema nervoso simpatico, stimolazione di numerosi organi (sistema vascolare, muscolatura liscia, varie ghiandole ecc.) e inibizione della motilità e secrezione dell'apparato digestivo; 

 

produzione di betaendorfine, gli antidolorifici propri dell'organismo che consentono, tramite l'innalzamento della soglia del dolore, di resistere a tensioni emotive, traumi fisici o sforzi più intensi di quanto sarebbe normalmente sopportabile (l'organismo produce le betaendorfine al fine di alleviare lo sforzo e/o il dolore nelle situazioni più impegnative).

La secrezione di ormoni combinata con la stimolazione del sistema simpatico provoca numerose ulteriori reazioni organiche. L'effetto è un aumento del metabolismo: il cuore accelera i propri battiti, la pressione sanguigna s'innalza, la sudorazione aumenta, si ha un incremento della funzione respiratoria, le pupille si dilatano, la bocca s'inaridisce, i peli cutanei si rizzano. Sono i sintomi che, accompagnati dalla sensazione di vuoto allo stomaco, proviamo quando ci sentiamo "stressati" come, ad esempio, prima di una prova impegnativa (esame, esibizione, ecc.). 

Il sangue confluisce dalle aree periferiche (vaso-costrizione periferica ) e dagli organi secondari verso quelli più necessari e importanti (cuore, polmoni, cervello) per aumentarne al massimo l'efficienza. La pelle impallidisce e, per l'azione combinata del sudore e del ridotto apporto di sangue, diventa umida e fredda. La funzione digestiva tende ad arrestarsi causando spesso nausea che può diventare mal di stomaco se si mangia. Intanto, i muscoli scheletrici si contraggono come per affrontare un aggressore (aumento del tonno muscolare). Infine, l'irrorazione sanguigna diminuisce anche nelle aree del cervello specializzate all'elaborazione delle informazioni e alla soluzione dei problemi. Aumenta quindi l'inquietudine, per l'aumentato afflusso di adrenalina, e diminuisce la concentrazione per l'aumento dei ritmi cerebrali (onde beta); l'efficienza mentale è massima nel rilassamento profondo.

 

Seconda fase: resistenza o adattamento. 

La durata di ogni reazione da stress dipende soprattutto da questa fase che dura finché risulta necessaria una speciale prontezza e capacità d'azione, secondo percezioni basate, in gran parte, su fattori psicologici. E' la fase in cui ci si adegua, bene o male, alle nuove circostanze e, in pratica, finché si percepisce il fattore di stress, l'organismo resiste. 

In questa fase assume un ruolo fondamentale l'attivazione dell'asse Ipotalamo - Ipofisi - Surrene (HPA) nella quale viene messo in atto un complesso programma sia biologico che comportamentale che sostiene la risposta allo stressor. L'evento fondamentale è la sovrapproduzione di cortisolo che ha, come conseguenza, la soppressione delle difese immunitarie. La prolungata riduzione delle capacità difensive moltiplica la probabilità di contrarre malattie infettive e sembra aumentare la predisposizione alle malattie autoimmuni. Molte persone restano imprigionate in questa fase, caratterizzata da un ritmo cardiaco accelerato e da muscoli scheletrici tesi, anche dopo aver superato le difficoltà contingenti (aumento del tono muscolare): sono i cosiddetti "iper-reattivi", i quali spesso lamentano l'incapacità di rilassarsi dopo un impegno importante. Si tratta di persone "stress-dipendenti" ovvero realmente assuefatte alla droga naturale che l'organismo produce in questa fase: è l'eccitazione, che alcuni chiamano "euforia del corridore", provocata dalle già citate betaendorfine. Nell'attuale scenario della civiltà occidentale, resistere allo stress può diventare un'abitudine quotidiana. Ci si può quindi trovare, inconsciamente, in costante fase di resistenza (stress cronico). Una prolungata resistenza allo stress può però danneggiare il sistema immunitario; in particolare è il timo a risentirne. Il timo è una ghiandola che entro quarantotto ore dall'inizio di una reazione di stress acuta (malattie, gravi incidenti, forti emozioni ecc.), si riduce alla metà delle sue dimensioni normali, annullando l'efficacia di milioni di linfociti B e T .

 

Terza fase: esaurimento. 

Quando il "pericolo" viene percepito come superato o quando l'energia da stress comincia a scarseggiare, inizia la fase conclusiva della risposta da stress che ha l'obiettivo di assicurare all'organismo il necessario periodo di riposo. 
Di solito, se la fase di resistenza termina prima che tutte le risorse di energia da stress siano state consumate, la successiva fase di esaurimento è sentita come un sensibile calo d'energia spesso associata a un profondo sollievo o piacevole torpore. Se invece, la precedente fase di resistenza è durata per molto tempo, possono derivarne lunghi e debilitanti periodi di esaurimento, visto che l'organismo tende a restare in questa fase finché ne sente la necessità. Dal punto di vista biochimico, l'inizio della fase di esaurimento è caratterizzato da una rapida diminuzione degli ormoni surrenalici (le catecolamine e, in particolare, il cortisolo) nonché delle riserve energetiche. La conseguenza è un'azione depressiva che inverte i processi organici delle reazioni da stress per riportare l'organismo alla funzionalità normale.

L'effetto stimolante del sistema nervoso simpatico viene sostituito da quello calmante del parasimpatico. 

Grazie all'azione di quest'ultimo, si ripristina il normale afflusso sanguigno nell'apparato digerente, nel cervello e a livello cutaneo.

 

Nota : nel prossimo articolo metterò in evidenza come in Bioenergetica le emozioni siano considerate un "meccanismo" di adattamento omeostatico