Fitoterapia

La fitoterapia (a volte anche impropriamente definita fitomedicina o terapia delle piante medicinali) è quella pratica terapeutica umana comune a tutte le culture e le popolazioni sin dalla preistoria.

Prevede l’utilizzo di piante od estratti di piante per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere. Sin dal Medioevo si faceva uso di questa pratica, che con tutta probabilità rappresenta il primo esempio di pratica terapeutica umana, è impossibile dare una descrizione di essa in termini di un sistema terapeutico specifico.

È più sensato dire che l’utilizzo terapeutico delle piante si ritrova in tutti i sistemi terapeutici umani, da quelli più antichi e basati su osservazione ed empirica, a quelli più sofisticati e con livelli di complessità teorica elevata, fino alla moderna biomedicina.

Il termine viene dal greco Phyton (pianta) e Terapeia (cura). È considerata una medicina alternativa o complementare, anche se alcune piante e soprattutto alcune frazioni di pianta sono riconosciuti e sfruttati anche dalla medicina scientifica tradizionale.

La medicina popolare si serve di queste sostanze da tempi immemorabili. Ippocrate citava il rimedio come terzo strumento del medico accanto al tocco e alla parola.

Le piante sono fra le principali fornitrici di sostanze medicamentose. Nella loro evoluzione esse hanno sviluppato innumerevoli metaboliti secondari che svolgono per la pianta varie funzioni ecologiche. Questi stessi metaboliti secondari hanno mostrato importanti attività farmacologiche nell'uomo.

Le attività che questi metaboliti possono esercitare sulla fisiologia umana sono molteplici e sarebbe impossibile riassumerle brevemente.

Le moderne preparazioni fitoterapiche sono ottenute a partire dal materiale vegetale, sia fresco che essiccato, tramite estrazioni con solventi e metodiche diverse:

  • se il solvente è l'etanolo in percentuali diverse si parla di estratti idroalcolici, solitamente chiamati Tinture (o Estratti Fluidi);
  • se il solvente è l'acqua si parla di infusi, decotti o macerati a freddo;
  • se il solvente è un olio grasso si parla di oleoliti; l'estrazione con solventi diversi e non alimentari (esano, cloroformio, ecc.), che vengono poi eliminati, permette la preparazione di estratti molli e secchi.

Si va sempre più affermando il concetto di "fitocomplesso" quale insieme di sostanze di origine vegetale non riproducibili per sintesi chimica. Esiste oggi una diffusa tendenza alla ricerca del principio attivo di una pianta, della singola molecola, della specifica sostanza chimica responsabile dell’azione della pianta stessa e dei suoi effetti sull’organismo. Tale approccio, tipicamente farmacologico ed analogo a quello che si usa per i medicinali, fa sì che venga prescritta o utilizzata tale sostanza invece della pianta.

È stato dimostrato che l’azione della pianta è dovuta all’estratto totale della pianta stessa e non ai suoi costituenti chimici isolati.

In altri termini, l’insieme dei principi attivi dell’estratto è superiore all’attività delle varie molecole considerate singolarmente.

Questo “insieme” di cui stiamo parlando, responsabile della specifica attività di una pianta e spesso formato da centinaia di molecole diverse, è il cosiddetto fitocomplesso, un’entità biochimica unitaria, che agisce grazie all’azione complementare e di reciproco potenziamento dei singoli costituenti.

Tale sinergia è all’origine dell’attività più dolce, meno aggressiva e soprattutto più armonica che molte piante hanno rispetto ai farmaci, poiché la tossicità di alcuni loro costituenti viene mitigata da altri.

La fitoterapia può essere utilizzata nella terapia, ma con i dovuti accorgimenti che solo il medico può conoscere. Soprattutto le interazioni con i farmaci deve essere valutata con attenzione così come gli effetti collaterali.