Omotossicologia

“Quando 30 anni fa a Berlino iniziai la mia attività di medico omeopatico, era per me spesso un’esperienza impressionante notare la guarigione da una malattia grazie alla somministrazione di preparato omeopatico e vedere in sua vece emergerne un’altra, diversa. Era come se la malattia venisse spostata in un’altra parte del corpo quasi alla ricerca di una via d’uscita facendo spazio ad un’altra malattia, in genere meno grave”. (Hans Heinrich Reckeweg).

Hahnemann immagina che il meccanismo di azione mediante il quale la malattia venisse cancellata si esplicasse attraverso la formazione di una seconda malattia prodotta artificialmente dal rimedio omeopatico.

Un vero meccanismo di azione del principio dell’omeopatia è stato possibile grazie alla scienza della omotossicologia (od Omeopatia antiomotossica) ed al concetto di malattia ad essa legato.

Secondo l’omotossicologia l’espressione di una malattia è la lotta che l’organismo mette in atto contro ”veleni” chiamati omotossine od anche “antropotossine”.

Le omotossine sono sostanze velenose per l’uomo, se queste si formano in eccesso per disfunzioni organiche endogene (prodotti intermedi di metaboliti, cataboliti, ecc.) o per eccesso esogeno (batteri, virus, tossine alimentari, inquinamento, ecc.) il corpo si difende contro di esse. L’espressione di questa lotta sono i processi e le manifestazioni con i relativi segni e sintomi che noi chiamiamo malattia. La malattia è quindi un processo difensivo contro tossine oppure l’espressione dei danni provocati dalle stesse. Infatti la presenza della malattia è un segno che il corpo ha attivato le funzioni difensive contro l’omotossina. Ha attivato ciò che è definito “Il Sistema della Grande Difesa”. In caso di intossicazione di più tossine, cosa peraltro frequente, non si tratta solo di omotossina originaria ma di serie di tossine e retossine. Le reintossicazioni (definite anche: “impregnazioni retossiche”) si verificano quando l’organismo non trova il modo per eliminare le tossine, in tal caso danneggiano i tessuti o opprimono i sistemi difensivi.

L’omotossicologia di Reckeweg distingue sei fasi che sono la risposta contro le tossine (risposta antitossica).

Le prime tre fasi dette “umorali”: escrezione, infiammazione e deposito; rappresentano delle reazioni dalle quali si può guarire spontaneamente o con l’aiuto di rimedi omotossicologici adeguati.

Le seconde tre fasi dette “cellulari”: impregnazione, degenerazione e neoplastica; comprendono malattie che hanno provocato danni cellulari più profondi e che richiedono rimedi omotossicologici mirati.

L’omotossicologia si propone come terapia di profonda disintossicazione e rigenerazione con l’ausilio di rimedi complessi omeopatici preparati secondo il principio della omotossicologia.

Con l’ausilio di tali rimedi si opera la neutralizzazione dei veleni che si evidenzia nella cosiddetta “vicariazione regressiva”, una malattia grave si commuta in una meno grave, ed in questo caso si parla di prognosi positiva (essa è lo scopo della omotossicologia), ma esiste anche la “vicariazione progressiva” in cui la prognosi è più grave, come nel caso delle cronicizzazioni.

L’obiettivo è quindi la disintossicazione del corpo ed eventualmente riparare i danni causati dalle tossine attraverso i farmaci omotossicologici: sostanze in diluizioni omeopatiche opportune per poter innescare l’effetto della vicariazione regressiva intervenendo nelle reazioni enzimatiche e sul sistema immunitario attivando la grande difesa.

Reckeweg introdusse, accanto ai rimedi omeopatici, una serie di rimedi derivati da: catalizzatori intermedi, nosodi, organoterapiaci ed allopatici omeopatizzati.